"Fear bombing": quando la paura è il vero nemico

Come e perché la costante esposizione a notizie allarmanti (mediatiche, social e via chiacchiere amicali) può innescare uno stato di stress cronico difficile da disattivare

La locuzione “Fear bombing” ufficialmente non esiste, ma io l’ho creata pensando al “Love bombing” del narcisista, termine con cui si definisce il bombardamento d’amore che il narcisista attua per agganciare la sua vittima.


Con “Fear bombing” mi vorrei riferire al bombardamento di paura a cui siamo sottoposti giornalmente, paura che viene poi propagata – via social, via chiacchiere e via ossessioni da ricerca Internet – come un vero e proprio virus emozionale che mette a rischio il nostro equilibrio psicologico ed emotivo.

In particolare, vorrei spiegarvi che cosa succede al nostro cervello e al nostro essere quando in noi viene innescato costantemente il cosiddetto “circuito della paura”.


Il risultato che si ottiene ve lo anticipo subito: si ottiene un alto livello di stress e un’incapacità di leggere lucidamente le notizie (poiché ci si tende a soffermare solo sull’aspetto peggiore) e, soprattutto, si diventa preda di un costante stato di allerta che tende ad anticipare in maniera catastrofica (e assolutamente non obiettiva) lo sviluppo degli eventi: va da sé che tutto questo si ripercuote malamente sulla nostra vita quotidiana, sul nostro rendimento lavorativo, sulla nostra emotività e sulla nostra capacità di concentrazione e di pensiero lucido, finendo per coinvolgere anche la nostra sfera relazionale.


Una persona che viva in uno stato costante di paura pensa e ragiona male, è vittima di costanti emozioni negative, tende ad esagerare e a seminare panico e diventa nociva non solo per sé, ma anche per gli altri perché senza accorgersene propaga la paura (le emozioni sono contagiose!) e la sua visione catastrofica (e spesso irreale) come un virus vero.


In questo articolo, cercherò di spiegarvi come è possibile che accada tutto questo e perché è necessario (per non dire vitale) limitare la nostra esposizione al bombardamento (mediatico, sociale, amicale) della paura.

Ma partiamo dall’inizio: da quello che accade ogni volta che ci viene riportata una notizia allarmante sulla salute pubblica…


Ricevere una notizia allarmante: ecco che cosa succede al nostro cervello


Nell’istante in cui riceviamo una notizia allarmante, questa viene percepita subito dal nostro cervello come una minaccia: per reagire il nostro organismo attiva il sistema nervoso autonomo e il sistema ormonale innescando il “circuito della paura” ovvero quella reazione istintiva definita “combatti o fuggi” e che ci mette nelle condizioni o di far fronte alla minaccia affrontando il pericolo oppure alla possibilità di fuggire il più rapidamente possibile. Si tratta di un innato e antichissimo sistema di sopravvivenza situato nel cervello limbico, una parte primitiva del nostro cervello deputata alla gestione delle emozioni e al riconoscimento dei pericoli.

L’attivazione del circuito della paura mette il nostro corpo fisico in uno stato di massima tensione (il battito cardiaco e la pressione sanguigna aumentano; i muscoli si intesiscono per prepararsi a un eventuale scontro fisico, le pupille si restringono etc.) e contemporaneamente vengono inibiti i processi cerebrali superiori in modo che il corpo possa reagire immediatamente alla minaccia senza perdere tempo nel pensare.


Studi relativi al "RISK COMMUNICATION" (branca che si occupa delle modalità di comunicazione di notizie allarmanti e studia che cosa succede a una persona a cui venga comunicata una brutta notizia) ci dicono che:


1. Una persona sotto stress o molto impaurita da una situazione o che sente minacciata la propria salute da una notizia allarmante arriva a perdere fino all'80% della propria capacità di elaborare lucidamente ciò che gli viene detto: la ricezione della notizia è sempre accompagnata da quello che si chiama "mental noise" (rumore mentale) che provoca un deficit nell'ascolto, nella comprensione e nella capacità di memorizzare le informazioni (Mental Noise Theory).


2. Nell'elaborare la notizia si tende istintivamente a focalizzarsi sul lato negativo della notizia (Negative Dominance Theory)


3. In questo deficit di comprensione si amplia notevolmente la distanza tra il rischio percepito soggettivamente e il rischio reale (Risk perception theory): cioè la minaccia appare più grande di quello che è in realtà.

Come può accadere tutto questo e perché?

Il punto è che nel momento in cui il nostro essere percepisce la minaccia, vengono rilasciate 1400 diverse sostanze biochimiche (ormoni e neurotrasmettitori) che influiscono sulle nostre percezioni e sensazioni, alterando il nostro sistema di equilibrio interno (omeostasi).

In particolare, l’adrenalina, il cortisolo e le catecolamine hanno un ruolo fondamentale nel preparare il nostro corpo alla lotta o alla fuga, mettendolo in uno stato di alta attivazione.

Vediamoli nel dettaglio:


1. L’adrenalina fornisce all’organismo uno stimolo simile a quella di una tazza di caffè: le emozioni forti, come la paura e la rabbia, provocano il rilascio di una grande quantità di adrenalina, che però non permane nel flusso sanguigno per molto tempo (questa è la ragione per cui la rabbia o la paura possono indurre una fiammata di energia e un’esaltazione temporanea, ma poi ci fanno sentire spossati). Serve a metterci in uno stato sovraeccitazione e di allerta.

2. Il cortisolo, denominato “l’ormone dello stress” per antonomasia, è un ormone indispensabile all’organismo (se non avessimo un picco naturale al mattino, probabilmente non ci alzeremmo in tempo per andare al lavoro), ma quando se ne produce in quantità elevata può provocare insonnia e ipersensibilità e un deficit del sistema immunitario. Le emozioni negative – come la paura e la rabbia - stimolano un’elevata produzione di cortisolo che permane per ore (talvolta giorni) nel sangue, provocando tra le altre cose un deficit nel funzionamento dell’ippocampo. Il cortisolo ci attiva e contemporaneamente rallenta le nostre facoltà cognitive.

3. Le catecolamine, infine, disattivano la corteccia prefrontale, un centro cognitivo superiore fondamentale per l’efficacia della concentrazione, delle attività di pianificazione e del processo decisionale: questo spiega perché quando si è spaventati si ha difficoltà a pensare con lucidità.


L'esposizione continua a notizie allarmanti e a scenari catastrofici ("Fear bombing") ci sottopone a una costante attivazione del “circuito della paura” rendendo cronico lo stato di allerta fino a farlo diventare un vero e proprio stato di stress cronico.


Lo stress, infatti, non è altro che una condizione di pressione (esterna od interna) ed è la risposta dell’individuo a tutte le sollecitazioni considerate eccessive: emotive, cognitive, sociali o ambientali.


Paura costante e stress cronico



Quando siamo sottoposti a una pressione esterna (stress), questa all'inizio può provocare una reattività che assomiglia a una maggiore capacità di risposta (è per questo che molte persone sotto stress si sentono più attive), ma in realtà si tratta di un estremo eccitamento del sistema nervoso simpatico che a lungo andare ci rende spossati.

Se lo stato di stress (cioè lo stato di pressione eccessiva) non viene disattivato si parla di stress cronico: quando questo avviene, il sistema di recupero del meccanismo di sovraeccitazione non funziona più come dovrebbe, e l’organismo resta in uno stato di allarme costante.

Ai sintomi fisici – mal di testa, difficoltà ad addormentarsi, nausea, difficoltà digestive, contrazione e indolenzimento dei muscoli, tachicardia, stanchezza, aumento della sudorazione – si accompagnano sintomi emotivi – nervosismo, irrequietezza, irritabilità, ansia, preoccupazione generalizzata – e sintomi cognitivi – difficoltà di concentrazione, fatica nel prendere delle decisioni, mancanza di creatività, e perdita di memoria.

Inoltre, a lungo andare si modificano anche le reazioni comportamentali che - a seconda di una predisposizione personale (sarebbe troppo lungo da spiegare…) – si trasformano in costanti “reazioni di sconfitta” (scoraggiamento, sfiducia, rassegnazione, isolamento, depressione, vittimismo) o "reazioni di difesa” (irritabilità, tendenza agli scatti nervosi, impazienza, basso livello di tolleranza, biasimo costante) rispetto a qualsiasi situazione esistenziale, perché quando le tensioni interne non hanno uno sfogo, l’energia emozionale si accumula fino ad esplodere in atteggiamenti giudicatori, in biasimo, in vittimismo o in aggressività costante. Forse non lo sappiamo, ma questi sono tutti segnali di stress.


Limitare l'esposizione alla paura è vitale

Ora, in queste ultime settimane, tutti noi siamo sottoposti a una costante pressione psicologica ed emotiva ogni volta che leggiamo i bollettini di salute pubblica; ogni volta che esce un DCPM; ogni volta che parliamo o sentiamo parlare di Covid; e, soprattutto, ogni volta che usciamo di casa.

La pressione è fortissima ed è vitale non solo cercare di limitare la nostra esposizione al bombardamento mediatico e sociale della paura, ma è necessario contrastarlo con nuove risorse e abitudini esistenziali che risultano essere l’unico vero antidoto al virus emozionale da panico generalizzato che si va sempre più diffondendo e che fa danni esattamente come un virus vero.


Attenzione dunque al “Fear bombing” a cui ci esponiamo costantemente perché se è lecito e saggio tenersi informati e seguire i protocolli di sicurezza sanitaria, la costante ed ossessiva esposizione a notizie allarmanti, attraverso la televisione o i social o le chiacchiere tra amici, fa letteralmente schizzare il circuito della paura con le conseguenze nefaste che (ora) sappiamo.

Quindi tenersi informati sì, ma senza esagerare.


Se vuoi sapere che cosa fare per contrastare positivamente l'ansia e il panico leggi gli articoli:

"Decalogo di sopravvivenza alla paura e al panico"

"La differenza tra distrarsi e trovare pace"

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