Voci dagli sguardi di Roma


C’è il cielo azzurro sui tetti di Roma. E a camminare nelle vie semivuote, è un vociare sommesso e inquieto di occhi. Pure se il sole fa una luce di primavera che acceca.


“Ora io ti passo accanto, ma misuriamo la distanza,” dice lo sguardo sfuggente della donna coi tacchi. “Io camminerò veloce e farò finta di niente, ma ti ho visto già, la tua mascherina non è messa bene e dovrò accelerare ancora di più il passo, mannaggia a me quando ho deciso di uscire coi tacchi e maledizione a te che proprio da qui dovevi passare”.

Vira leggermente a destra, a guadagnare centimetri come una salvezza dai tacchi.


“Entra, per favore”, dicono gli occhi dietro al bancone del negozio deserto. “Magari non compri, però entra, forse c’è qualcosa che ti può servire. Io sto qui da ore, fa’ almeno che serva. Ti faccio lo sconto”.

Sembrano braccia che si allungano fuori, quegli occhi.


“Ne ho viste tante”, dicono gli occhi di donna seminascosti dalle palpebre aggrinzite. “Che ne sapete voi.” La mano trascina sul marciapiede un carrello per la spesa e la mascherina se ne sta storta sul viso.

Avanzerebbero a passo di marcia le gambe, se non fossero così stanche.


“Io li odio questi,” dice l’azzurro cupo di un uomo in fila davanti alla Banca. “Una settimana per prendere appuntamento e adesso che entro è pure peggio”.

In mano una cartellina, abbracciata stretta sulla giacca aperta, come a parare i colpi.


“Io sto tranquillo, siete voi che c’avete un problema,” sorridono gli occhi del ragazzo barbuto che sta seduto all’aperto a prendere uno spritz con l’amico.

Ma le pupille si spostano veloci e la risata senza mascherina arriva troppo forte.

Ripete un “che me ne frega” sospeso di finta gioia, a dondolare su un filo nel vuoto.


“Speriamo che si spicciano”, dice il nocciola acceso di una ragazza in fila davanti al tabaccaio. Lo sguardo si abbassa sul cellulare e la testa fa cenno di no: il whatsapp non è partito e lei sbuffa di frustrazione.

Dietro di lei, un uomo senza mascherina si agita pure lui di impazienza. I suoi occhi scattosi di urgenza dicono che le sigarette sono finite da troppo tempo, cinque minuti fa.


“Io se potevo scegliere, non uscivo oggi. Mi sa pure tu eh?”, dice l’occhiata di una donna giovane a un’altra più anziana, in fila per entrare nel piccolo supermercato. Le sopracciglia giovani si alzano e accennano un sorriso di complicità alla signora dietro, un metro esatto di distanza.

Ecco, pensano entrambe, finalmente qualcuno con cui capirsi, io c’ho ancora paura e non mi è passata e chissà se mi passa, qui so’ tutti matti quelli che pensano che è finita. Qui non è finito niente.


“Che palle ‘sta mascherina,” dicono gli occhi del giovane uomo che aspetta di attraversare la strada.

Quando scatta l’ok per i pedoni si lancia sulle strisce come un pupazzetto riacceso di corrente.


“Dove correte tutti,” chiedono gli occhi annacquati e lenti di un anziano sulla panchina a girarsi di qua e di là. “Ancora che correte. Ma 'nd’annate?”.

La mascherina l’ha lasciata a casa. Tanto vicino a lui non si siederà nessuno.


Trasudano pazienza gli occhi della badante che si muovono a lumaca accanto a una figura minuta e traballante. Oggi è solo un giorno in più, non diverso da ieri.

La libertà - Covid o non Covid - dal suo vocabolario di vita, è da anni che non esiste più.


“A me la paura m’è passata,” dicono gli occhi dell’edicolante che non ha mai chiuso e quelli della cassiera al supermercato e quelli del tabaccaio che sbirciano fuori.

“Il peggio è passato, ma che ve lo raccontiamo a fare. Voi stavate a canta’ a casa quando qui c’era la guerra. Ma così è. Mo’ ristamo tutti nella stessa barca. Però, voi c’avete il sole, almeno. Che qui dentro il sole non sapemo manco che è”.


“Faccio un attimo di pausa, eh?”.

Si sente una voce, una voce vera. Viene da una donna in camice che sta uscendo dalla farmacia.

La donna esce sul marciapiede. Si abbassa la mascherina e si accende una sigaretta. Fa un tiro lungo che pare d’ossigeno.

“Buongiorno dottoressa, bella giornata, eh?” dice ad alta voce un uomo con la mascherina che le passa accanto veloce.

Lei sospira e fa cenno di sì.

“Diciamo così,” dicono gli occhi socchiusi sul sole, a cercare tepore e conforto da tutta quella luce che c’è.

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