Un giorno di maggio

Bisogna che ci siano i profumi. Di fiori di campo e di erba.

Bisogna che la frittata ancora calda sia custodita nel pane e nell’argento e che il vino abbia calici di vetro e una borsa termica da tenere in ghiaccio.

E bisogna camminare senza stancarsi.

Bisogna sporcarsi le scarpe di terra e cogliere le margherite tra i rovi e lasciare sulla pelle piccoli graffi da portare via.

E poi bisogna sprofondare nella morbidezza dei papaveri e nascondere tra loro i colori accesi di un telo.

Bisogna fare silenzio, allora.

Ognuno accanto. Ognuno per sé.

Bisogna che sia l’azzurro a raccontarsi. Il frusciare dell’oro dal mio orecchio al tuo. Le carezze di farfalle tra i tuoi capelli e il mio profilo. Il contagio del tuo sorriso fino alle mie labbra.

E bisogna sopra ogni cosa che ci sia quel filo rosso che (dicono) annoda le anime, a fare i conti col vento (per noi), come un aquilone.

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